"Sentivo che esisteva da qualche parte un profondo legame tra il regno dei morti e quello del cinema, che era ancora il regno delle ombre, quello della caverna di Platone.
....come dice Sartre; l'originale s'incarna, scende nell'immagine che è una presenza vissuta e una assenza reale, una presenza-assenza.
.....il fantastico regna. La morte è come la notte; essa libera le ombre; i morti non hanno ombra, essi sono queste ombre: e così li chiamiamo.
...Epstein ci fa notare che lo schermo ci rivela "la volgarità di un atteggiamento, la goffaggine di un gesto, la vergogna di uno sguardo". Noi reagiamo sovente come se l'obiettivo potesse strapparci la nostra maschera sociale e rivelare ai nostri occhi e agli altri la nostra anima non confessata. Non è forse una prova il fatto che appena chiamati davanti a un apparecchio fotografico o da presa noi "posiamo", cioè ci mettiamo una maschera, la nostra maschera più ipocrita: il sorriso o la dignità?"
Edgar Morin: "Il cinema o l'uomo immaginario"
E quando Grillo "s'incappuccia" si toglie la maschera?
Nonna Aurelia era preoccupata perchè ripetevo troppo spesso una battuta del mio personaggio preferito di quel periodo: Provolino.
Nelle occasioni in cui avrei dovuto non commentare una determinata situazione, io intervenivo lo stesso e subito dopo lanciavo con fierezza infantile l'irritante frase: "Boccaccia mia statte zitta!".
Anche a scuola Provolino aveva fatto numerosi proseliti e il pupazzo era diventato il terrore di suor Valeria.
L'ossessione per quel pupazzo televisivo era giunta a livelli di guardia, lo consideravo il mio eroe che in ogni situazione intrigata, riusciva a far palesare il punto di vista migliore tramite una velata contestazione verbale fino al ribaltamento dell'ordine delle cose. Ed io seguivo quel esempio in tutto e per tutto, anche durante in momenti non propriamente consoni come i funerali nel mio giardino. Così la Aurelia chiese a Marco di intervenire.
Marco aveva molto credito ai miei occhi ed era in grado di argomentare con strumenti dialettici più adatti alla situazione. Con la scusa di un controllo all'apparecchio TV, marco entro in casa nostra e mi chiese di aiutarlo con gli strumenti. Fingendo di sintonizzare i canali televisivi girando l'unica grossa manopola posta sotto lo schermo, comiciò a parlare timidamente dei vari personaggi personaggi televisivi, usando termini come "appeal", pubblico, massa, protesta, rivoluzione, fiducia, conoscenza individuale, etc.
Marco insisteva con le sue argomentazioni ma intuiva che avrebbe dovuto essere più diretto. Esausto terminò dicendo che Provolino non era reale, che era animato da un attore, Mario Pisù e la voce era di un'altro attore, Oreste Lionello che leggeva dei testi scritti e preparati da due scrittori di teatro e quindi.....
si interruppe vedendomi che lo stavo ascoltando con gli occhi sgranati e la bocca aperta e muta, tanto che la famigerata battuta si realizzò veramente: "Boccaccia mia statti zitta!"
Ogni riferimento a personaggi o casi simili dell'attualità è puramente casuale ed involontario...
“Dopo aver fatto della morte un'affermazione della vita, trasformato il suo baratro in una finzione salutare, esaurito i nostri argomenti contro l'evidenza, il marasma ci aspetta in agguato: è la rivincita della nostra bile, della nostra natura, di quel demone del buon senso che, un tempo sopito, si desta per denunciare l'insulsaggine e il ridicolo della nostra volontà di accecamento.
Un intero passato di visione spietata, di complicità con la nostra perdizione, di consetudine con il veleno della verità, e tanti anni passati a stare a guardare le nostre spoglie da cui trarre il principio del nostro sapere! Tuttavia, dobbiamo imparare a pensare contro i nostri dubbi e contro le nostre certezze, contro le nostre ubbie onniscienti, dobbiamo soprattutto, forgiando in noi un'altra morte, una morte incompatibile, all'idea che qualcosa esista...