__Memorie tratte da una vita di un cimitero. Nascita, infanzia e adolescenza all'interno di un singolare "condominio".
perennemente in viaggio
perennemente in viaggio ...sempre in classe economica...
giovedì 8 agosto 2013
Il "Seminterrato" n.2
Ah! Le villette a schiera il sogno di una vita...
per ottenerle avrei dovuto stare dalla parte giusta della vita, i privilegi, la salute, il futuro ancora intatto...
In attesa che passino le ferie augustee per la ripresa dei lavori del mio locale, auguro a tutti buone vacanze.
mercoledì 31 luglio 2013
Il Seminterrato
l'intervistatore:
-...ma lei è....
il seminterrato:
-..dicevano che era un piccolo ma grazioso seminterrato in un luogo silenzioso e tranquillo. Solo dopo il compromesso ho capito, ma avevo già acceso il mutuo e sa com'è di questi tempi meglio accontentarsi...
l'intervistatore:
-e la sua famiglia?
il seminterrato:
-no, loro sono gia' interrati!
l'intervistatore:
-ma si rende conto di dove si trova?
il seminterrato:
-certo! ma non mi lamento, attualmente il “locale” e' ancora occupato ma mi hanno assicurato in una veloce esumazione, e poi sa... certi muoiono in un istante, alcuni cominciano molto prima.... si preparano...
l'intervistatore:
-come pensa di fare, lei e' per meta' sotto terra, sara' per sempre in una situazione statica ed immutabile!
il seminterrato:
-oh! Ma il mutuo e' a tasso variabile!
Le sfortunate vicende de "Il seminterrato", continuano su L'aiuto Becchino.
Prossimamente: La sistemazione del locale
mercoledì 24 luglio 2013
I DUE CIMITERI
Sulla
striscia d'asfalto che collegava il paese al mio giardino, vi era
situato a metà anche un altro cimitero, il cimitero comunale detto
abitualmente il cimitero vecchio semplicemente perchè di
realizzazione antecedente al nostro, il quale era conosciuto come
quello “nuovo”. Ma la distinzione tra i due non era solo di tipo
cronologico, in qualche modo chi poteva permettersi un appartamento
nel nostro condominio stabiliva in maniera “eterna” la propria
differenza sociale anche nell'aldilà.
L'alter
ego di mio padre del cimitero vecchio era Tripolino. Il nome invitava
ad intuire le simpatie coloniali dei genitori miste a desideri di
luoghi esotici. Egli era un impiegato comunale e come tale, a
differenza di mio padre, aveva un orario da rispettare che con
diligente
solerzia si prodigava nell'attuare le regole imposte
dall'amministrazione comunale. Remo conosceva bene gli orari e
tentava sempre di passare dopo l'orario di chiusura per non dover
sopportare il formale saluto che i due becchini rivali erano
costretti a farsi.
Ogni
funerale che approdava al mio cimitero, doveva oltrepassare il
cimitero vecchio, sotto lo sguardo pieno di livore di Tripolino. A
parere di Vittorione, Tripolino teneva una sorta di registro
alternativo, dove segnava in parallelo ai propri, i clienti del
cimitero nuovo con intenzione di portare al sindaco le prove
inconfutabili della necessità di un rinnovo dei locali-loculi
comunali. Tripolino aveva ingaggiato una personale gara con Remo.
giovedì 30 maggio 2013
Un omaggio e un ricordo di Carlo Monni
L'alluvione e gli intellettuali visti da Carlo Monni, grande artista, uomo buono e giusto e sporadico visitatore del mio giardino... ciao Carlo!
www.youtube.com/aiutobecchino
lunedì 29 aprile 2013
PROMO BOOK
Il progetto della versione editoriale de "L'Aiuto Becchino", con le illustrazioni di Maya Boll e ideazione grafica di Emanuele Poli.
Musica: "Ottomania" di Alessandro Di Puccio eseguita da "Les Italiens"
A.A.A. editore cercasi
venerdì 29 marzo 2013
Post riflessivo a posteriori n.6 ovvero Grillo e il regno dei morti
"Sentivo che esisteva da qualche parte un profondo legame tra il regno dei morti e quello del cinema, che era ancora il regno delle ombre, quello della caverna di Platone.
....come dice Sartre; l'originale s'incarna, scende nell'immagine che è una presenza vissuta e una assenza reale, una presenza-assenza.
.....il fantastico regna. La morte è come la notte; essa libera le ombre; i morti non hanno ombra, essi sono queste ombre: e così li chiamiamo.
...Epstein ci fa notare che lo schermo ci rivela "la volgarità di un atteggiamento, la goffaggine di un gesto, la vergogna di uno sguardo". Noi reagiamo sovente come se l'obiettivo potesse strapparci la nostra maschera sociale e rivelare ai nostri occhi e agli altri la nostra anima non confessata. Non è forse una prova il fatto che appena chiamati davanti a un apparecchio fotografico o da presa noi "posiamo", cioè ci mettiamo una maschera, la nostra maschera più ipocrita: il sorriso o la dignità?"
Edgar Morin: "Il cinema o l'uomo immaginario"
E quando Grillo "s'incappuccia" si toglie la maschera?
lunedì 11 marzo 2013
Provolino vs Grillo
Nonna Aurelia era preoccupata perchè ripetevo troppo spesso una battuta del mio personaggio preferito di quel periodo: Provolino.
Nelle occasioni in cui avrei dovuto non commentare una determinata situazione, io intervenivo lo stesso e subito dopo lanciavo con fierezza infantile l'irritante frase: "Boccaccia mia statte zitta!".
Anche a scuola Provolino aveva fatto numerosi proseliti e il pupazzo era diventato il terrore di suor Valeria.
L'ossessione per quel pupazzo televisivo era giunta a livelli di guardia, lo consideravo il mio eroe che in ogni situazione intrigata, riusciva a far palesare il punto di vista migliore tramite una velata contestazione verbale fino al ribaltamento dell'ordine delle cose. Ed io seguivo quel esempio in tutto e per tutto, anche durante in momenti non propriamente consoni come i funerali nel mio giardino. Così la Aurelia chiese a Marco di intervenire.
Marco aveva molto credito ai miei occhi ed era in grado di argomentare con strumenti dialettici più adatti alla situazione. Con la scusa di un controllo all'apparecchio TV, marco entro in casa nostra e mi chiese di aiutarlo con gli strumenti. Fingendo di sintonizzare i canali televisivi girando l'unica grossa manopola posta sotto lo schermo, comiciò a parlare timidamente dei vari personaggi personaggi televisivi, usando termini come "appeal", pubblico, massa, protesta, rivoluzione, fiducia, conoscenza individuale, etc.
Marco insisteva con le sue argomentazioni ma intuiva che avrebbe dovuto essere più diretto. Esausto terminò dicendo che Provolino non era reale, che era animato da un attore, Mario Pisù e la voce era di un'altro attore, Oreste Lionello che leggeva dei testi scritti e preparati da due scrittori di teatro e quindi.....
si interruppe vedendomi che lo stavo ascoltando con gli occhi sgranati e la bocca aperta e muta, tanto che la famigerata battuta si realizzò veramente: "Boccaccia mia statti zitta!"
Ogni riferimento a personaggi o casi simili dell'attualità è puramente casuale ed involontario...
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