perennemente in viaggio

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perennemente in viaggio ...sempre in classe economica...

sabato 19 novembre 2011

Coni di Cera, Governi Tecnici e Fuochi Fatui.



Avete mai usato quei coni di cera per stappare i vostri padiglioni auricolari dal cerume depositato da anni di incuria e mestizia igienica? Ebbene per usarli dovete poggiare la vostra testa su un tavolo e con un cono ben piantato in un orecchio dargli fuoco e attendere alcuni minuti in questa posizione, che l'aria calda penetrata nelle vostre cavità, faccia emergere gli scarti della vostra materia cerebrale (o qualcosa del genere). In quei minuti (nei quali la vostra testa assomiglia molto ad un'orribile torta di compleanno), ho visto l'analogia con il governo tecnico; anche questo è un rimedio estremo che dopo ripulito e assestato tutto il sistema, esso svanisce nell'aria come una torre d'avorio grigioazzurastra di fumo...?


Comunque le mie trombe di eustachio non suonano più come una volta e sono ancora intasate, nonostante i "fuochi fatui" del rimedio eseguito.



2° puntata....

Quella strana casa mi aveva accolto proprio mentre venivo al mondo e quella era la mia area di appartenenza, vivevo all'interno di un "grande condominio", isolato dal resto della comunità e malgrado l’amore dei miei cari, man mano che crescevo quel luogo smetteva di apparirmi un isola in cui rifugiarsi ed esaltarsi del proprio coraggio, anzi mi rendevo conto che gradualmente il cimitero diventava un ostacolo enorme nel farmi accettare dai miei coetanei i quali ai loro occhi ero sempre e solo il “figlio del becchino”. L’unica persona che poteva capire e condividere i miei disagi, perché deriso anch’egli dai paesani, era Vittorione, l’aiutante volontario di mio padre.

Vittorione era uno strano tipo di matto del paese, un ex-pugile con alle spalle una vita piena di sofferenze dovute alla guerra. Aveva uno strato impressionante di callo sopra le nocche delle mani, perché la passione della boxe non l'aveva abbandonato ed era sua abitudine allenarsi, dando innumerevoli cazzotti a mani nude sul muro di cinta del cimitero. Non era un tipo particolarmente simpatico ed io cercavo sempre di evitare di rimanere solo con lui. Vittorione era considerato dai paesani un tipo cinico e volgare e lui non mancava occasione per confermare questa impressione anche nei momenti meno indicati.

Vittorione visto da Otto Dix...
Giravo spesso in bicicletta attraverso gli stretti viali del cimitero, un giorno mentre pedalavo per i fatti miei, Remo mi chiese di aiutarlo in una esumazione. Il tipo di lavoro in questione diventava delicato quando si raggiungevano i resti della cassa di legno. Era opportuno porre molta attenzione nell'estrarre i resti del defunto, lasciare vanga e zappa e procedere con un piccolo arnese da scavo.

Ero completamente a disagio, i parenti del defunto mi osservavano attenti e preoccupati, così cedetti all'ansia di estrarre velocemente il teschio e coordinando male la forza impressa sull'arnese, causai una spaccatura nel centro del cranio ancora seminterrato. Ciò produsse una fragorosa risata di Vittorione tra il disappunto generale dei parenti-spettatori, che inveirono su mio padre, colpevole di sfruttare un ragazzo per simili lavori. Vittorione cercò di rassicurarmi ma l’imbarazzo era troppo grande e fuggì a casa. Avevo una piccola mania letteraria. Registravo su un quadernetto brevi frasi tratte dalle epigrafi, le più bizzarre come: " strappato all'attenzione della famiglia", "vittima innocente di una crudele macchina", "la vita è bella", e i nomi più strani dei nuovi arrivati. Così annotai, dopo l'incidente anche il nome del "tesoro" che non riuscì ad estrarre: "Cremo", cerchiandolo con una matita rossa affiancato da una crocetta, ritenendomi quasi colpevole di una sua seconda morte.




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